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Dalla incoronazione di
Aquisgrana (1520) alla incoronazione di Bologna (1530)
Come si vede, la scomparsa prematura di
tutta la discendenza maschile della dinastia castigliano-aragonese,
unitamente alla scomparsa prematura del padre Filippo "il bello" ed
alla infermità della madre Giovanna di Castiglia, fece sì che Carlo
V, all'età di soli 19 anni, entrasse in possesso di un "impero"
talmente vasto come non si era mai visto prima d'allora, neppure ai
tempi di Carlo Magno.
Nel dettaglio i possedimenti di Carlo V erano così composti:
Eredità di Isabella di Castiglia: la Castiglia, la Navarra, Granada,
le Asturie, i possedimenti in Africa settentrionale, nell'America
centrale ed in quella caraibica.
Eredità di Ferdinando d'Aragona: il Regno d'Aragona nonché i Regni
di Napoli, Sicilia e Sardegna.
Eredità di Maria di Borgogna: I Paesi Bassi, le Fiandre, l'Artois e
la Franca contea (Besançon).
Eredità di Massimiliano I d'Asburgo: Arciducato d'Austria con Stiria,
Carinzia e Tirolo, nonché il Wurttemberg, la Boemia e l'Ungheria.


Contrariamente a quanto avveniva
comunemente in quei tempi, contrasse un solo matrimonio, con la
cugina Isabella del Portogallo da cui ebbe sei figli: Filippo, che
sarà Re di Spagna con il nome di Filippo II; Maria che andrà sposa
al cugino Massimiliano II d'Austria, Imperatore del S.R.I.;
Ferdinando, Giovanni e Giovanna che andrà sposa a Giovanni Emanuele
del Portogallo; ed un altro figlio morto prematuramente. Generò
anche sette figli illegittimi di cui si conoscono Margherita,
legittimata, nata dalla damigella fiamminga Jeanne van der Gheyst; e
Giovanni d'Austria, nato dalla nobildonna tedesca Barbara Blomberg,
riconosciuto soltanto alla morte di Carlo e maggiormente noto come
Don Giovanni d'Austria, colui che sarà il comandante in capo della
flotta che sconfiggerà i Turchi nella battaglia di Lepanto del 1571.
Carlo V aveva ereditato dalla nonna paterna anche il titolo di Duca
di Borgogna che era stato appannaggio, per pochi anni, anche di suo
padre Filippo. Come Duca di Borgogna era vassallo del Re di Francia,
in quanto la Borgogna era territorio appartenente, ormai da tempo,
alla corona francese. Inoltre i Duchi di Borgogna, suoi antenati,
appartenevano ad un ramo cadetto dei Valois, dinastia regnante in
Francia proprio in quel momento.
La Borgogna era un vasto territorio ubicato nel Nord-Est della
Francia, al quale, in passato e per interessi comuni, si erano uniti
altri territori come la Lorena, il Lussemburgo la Franca Contea e le
province olandesi e fiamminghe, facendo di queste terre le più
ricche e prospere d'Europa. Esse erano situate, infatti, al centro
delle linee commerciali europee ed erano il punto di approdo dei
traffici d'oltremare da e verso l'Europa. Tant'è che la città di
Anversa era diventata il più grande centro commerciale e finanziario
d'Europa.
Suo nonno l'Imperatore Massimiliano, alla morte della consorte
Bianca nel 1482, tentò di riappropriarsi del Ducato per condurlo
sotto il governo diretto degli Asburgo, cercando di sottrarlo alla
corona di Francia. A tal fine intraprese un conflitto con i francesi
protrattosi per oltre un decennio, dal quale ne uscì sconfitto. Fu
quindi costretto, nell'anno 1493, a sottoscrivere con Carlo VIII Re
di Francia la Pace di Senlis, con la quale rinunciava
definitivamente ad ogni pretesa sul Ducato di Borgogna, mantenendo
però la sovranità sui Paesi Bassi, l'Artois, e la Franca Contea.
Questa forzata rinuncia non fu mai veramente accettata da
Massimiliano e il desiderio di rivalsa verso la Francia, si trasferì
parimenti al nipote Carlo V, il quale, nel corso della sua vita,
neppure lui rinunciò mai all'idea di riappropriarsi della Borgogna.
Carlo, come Re di Spagna, era affiancato da un Consiglio di Stato
che esercitava una notevole influenza sulle decisioni regie. Il
Consiglio di Stato era composto di otto membri: un italiano, un
savoiardo, due spagnoli e quattro fiamminghi. Fin dalla sua
costituzione, nel Consiglio si formarono due schieramenti, uno
faceva capo al Viceré di Napoli Charles de Lannoy e l'altro al
piemontese Mercurino di Gattinara che era anche il Gran Cancelliere
del Re. Mercurino Arborio di Gattinara, nella sua veste di Gran
Cancelliere (carica che mantenne ininterrottamente dal 1519 al 1530)
e uomo di fiducia di Carlo, ebbe molta influenza sulle decisioni
regie, anche se all'interno del Consiglio di Stato sussistevano quei
due schieramenti abbastanza discordanti, soprattutto circa la
conduzione della politica estera. Infatti, lo schieramento
capeggiato da Lannoy era filo francese ad anti italiano; quello
capeggiato dal Gattinara era anti francese e filo italiano.
Nel corso del suo governo Carlo V non raccolse molti successi. Una
delle cause che ebbe a determinare la mediocre attività politica
dell'Imperatore fu probabilmente la lentezza delle comunicazioni,
dovuta alla vastità dei suoi possedimenti. Altra causa fu certamente
la presenza di altre realtà contemporanee e conflittuali con
l'Impero, come il Regno di Francia e l'Impero Ottomano, le quali
costituirono l'impedimento più forte alla politica dell'Imperatore
che tendeva alla realizzazione di un governo universale sotto la
guida degli Asburgo. Egli, infatti, intendeva legare agli Asburgo,
permanentemente ed in forma ereditaria, il titolo imperiale,
ancorché sotto forma elettiva, in conformità delle disposizioni
contenute nella Bolla d'oro emanata nel 1356 dall'Imperatore Carlo
IV di Lussemburgo, Re di Boemia.
Il Re di Francia, Francesco I di Valois-Angouleme, infatti,
attraverso la sua posizione fortemente autonomistica, unitamente
alle sue mire espansionistiche verso le Fiandre ed i Paesi Bassi,
oltre che verso l'Italia, si oppose sempre ai tentativi
dell'Imperatore di ricondurre la Francia sotto il controllo
dell'Impero. Questa opposizione egli la esercitò mediante numerosi e
sanguinosi conflitti.
Così come l'Impero Ottomano di Suleyman il Magnifico, che, con le
sue mire espansionistiche verso l'Europa centrale, costituì sempre
una spina nel fianco dell'Impero. Infatti, Carlo V fu costretto a
sostenere diversi conflitti anche contro i Turchi; spesso su due
fronti contemporaneamente: ad oriente contro gli ottomani e ad
occidente contro i francesi.
Su entrambi i fronti Carlo uscì vittorioso, sebbene non tanto per
merito suo quanto dei suoi luogotenenti. Vittorioso, sì, ma
dissanguato economicamente, soprattutto perché agli enormi costi
delle campagne militari si aggiungevano i faraonici costi per il
mantenimento della sua corte nella quale egli aveva introdotto il
lusso sfrenato delle usanze borgognone.
Per tutto il corso della sua vita, Carlo V dovette affrontare anche
i problemi sollevati prima in Germania e, subito dopo, anche in
altre parti del suo Impero e nell'Europa in generale, dalla neonata
dottrina religiosa dovuta al monaco tedesco Martin Lutero, in
opposizione alla Chiesa cattolica. Tali problemi si manifestarono
non soltanto nelle dispute dottrinali, ma sfociarono anche in
conflitti aperti. Carlo, che sul piano religioso si autoproclamava
il più strenuo difensore della Chiesa cattolica, non fu in grado né
di sconfiggere la nuova dottrina, né, tanto meno, di limitarne la
diffusione. Tant'è che due Diete, quella di Augusta del 1530 e
quella di Ratisbona del 1541, si conclusero con un nulla di fatto,
rinviando ogni decisione sulle dispute dottrinali ad un futuro
Concilio ecumenico.
Carlo poté accrescere i possedimenti oltreatlantico della corona di
Spagna attraverso le conquiste operate da due tra i più abili
conquistadores dell'epoca: Francisco Pizarro e Hernán Cortez. Il
primo sconfisse l'Impero Inca e conquistò il Perù e il Cile, cioè
tutta la costa del Pacifico dell'America meridionale. Il secondo
sconfisse gli Aztechi e conquistò la Florida, Cuba, il Messico, il
Guatemala, l'Honduras e lo Yucatan. Carlo nominò Cortez anche
Governatore dei territori conquistati, i quali andarono così a
costituire la Nuova Spagna.
All'indomani della sua incoronazione imperiale Carlo V dovette
fronteggiare, negli anni 1520-1522, le rivolte in Castiglia e in
Aragona, dovute essenzialmente al fatto che la Spagna non solo era
nelle mani di un sovrano di origini tedesche, ma anche che quest'ultimo
era stato eletto Imperatore del S.R.I., e, come tale, tendeva ad
occuparsi maggiormente dei problemi legati all'Europa
austro-germanica che non a quelli della Spagna.
In Castiglia vi fu la rivolta dei comuneros (o comunidades
castigliane) che aveva come obiettivo il raggiungimento di un
maggior peso politico nell'Impero da parte della Castiglia stessa.
In Aragona vi fu la rivolta della germanìa contro la nobiltà. La "germanìa"
era una confraternita che riuniva tutte le corporazioni cittadine.
Carlo riuscì a sedare queste rivolte senza danno alcuno per il suo
trono.
Due anni dopo la sua incoronazione d'Aquisgrana, Carlo raggiunse un
accordo segreto con il fratello Ferdinando, circa i diritti
ereditari spettanti a ciascuno dei due. In base a tale accordo fu
stabilito che Ferdinando e i suoi discendenti avrebbero avuto i
territori austriaci e la corona imperiale, mentre ai discendenti di
Carlo sarebbero andati la Borgogna, le Fiandre, la Spagna e i
territori d'oltremare.
Dal 1521 al 1529, Carlo V combatté ben due lunghe e sanguinose
guerre contro la Francia per il possesso del Ducato di Milano.
Decisiva per la conclusione della prima, fu la battaglia di Pavia,
nella quale, grazie al capitano di ventura forlivese Cesare
Hercolani fu catturato il re Francesco I. In entrambe, dunque, Carlo
uscì vittorioso: la prima conclusasi con la Pace di Madrid e la
seconda con la Pace di Cambrai. Nel corso della seconda guerra tra i
due sovrani, nel 1527, si ricorda l'invasione della città di Roma ad
opera dei Lanzichenecchi al comando del generale von Frundsberg. Le
soldataglie germaniche devastarono e saccheggiarono completamente la
città, distruggendo tutto ciò che era possibile distruggere e
costringendo il Papa ad asserragliarsi in Castel Sant'Angelo. Questa
vicenda è tristemente nota come il "sacco di Roma". Questi fatti
suscitarono moti di sdegno talmente aspri in tutto il mondo civile,
da indurre Carlo V a prendere le distanze dai suoi mercenari e a
condannarne fermamente l'operato, giustificandosi col fatto che essi
avevano operato senza il controllo del loro comandante che era
dovuto rientrare in Germania per motivi di salute.
In ottemperanza ai patti sottoscritti a Cambrai, il 22 febbraio
1530, a Bologna, nel palazzo di città, Clemente VII incoronò Carlo
V, come Re d'Italia, con la corona ferrea dei Re longobardi. Due
giorni dopo, nella Chiesa di San Petronio, Carlo V fu incoronato
anche Imperatore del S.R.I., anche se la corona imperiale gli era
stata già imposta dieci anni prima in Aquisgrana dal Vescovo di
Colonia. Questa volta, però, la consacrazione imperiale gli venne
direttamente imposta dalle mani del Pontefice.
Nello stesso anno della sua incoronazione bolognese vi fu la
scomparsa del Gran Cancelliere Mercurino di Gattinara, il
consigliere più influente ed ascoltato del Re. Dopo la scomparsa del
Gattinara, Carlo V non si lasciò più influenzare da alcun altro
consigliere e le decisioni che Egli prenderà d'ora in avanti,
saranno il frutto quasi esclusivo dei suoi convincimenti. Il
processo di maturazione del sovrano era compiuto. |