|
Carlo
V |
Dalla incoronazione di Bologna (1530) alla
spedizione di Algeri (1541)
L'anno
1530 costituisce per Carlo V una svolta significativa, per la sua
persona e per il suo ruolo di Re ed Imperatore. Infatti, come
persona, si affranca completamente dalla tutela di qualsivoglia
consigliere e inizia a prendere tutte le sue decisioni da solo,
sulla scorta dell'esperienza maturata al fianco del Gattinara. Come
Sovrano, attraverso l'imposizione della corona imperiale per mano
del Pontefice, egli si sente investito del primario compito di
doversi dedicare completamente alla soluzione dei problemi che il
luterismo aveva creato in Europa e in Germania in particolare, col
preciso scopo di salvare l'unità della fede cristiana.
A tal fine, nel medesimo anno 1530, convocò la Dieta di Augusta,
nella quale si confrontarono i luterani e i cattolici attraverso
vari documenti. In particolare i luterani attraverso la "Confessio
Augustana". Carlo V confermò l'Editto di Worms del 1521, cioè la
scomunica per i luterani, minacciando la ricostituzione della
proprietà ecclesiastica. Per tutta risposta i luterani,
rappresentati dai cosiddetti "ordini riformati", reagirono dando
vita, nell'anno 1531, alla Lega di Smalcalda. Tale lega, dotata di
un esercito federale e di una cassa comune, fu detta anche "Lega dei
Protestanti", ed era guidata dal Duca Filippo d'Assia e dal Duca
Giovanni Federico di Sassonia.
Va chiarito che i seguaci della dottrina di Lutero assunsero la
denominazione di "protestanti" in quanto essi, riuniti in "ordini
riformati", nel corso della seconda Dieta di Spira del 1529,
protestarono contro la decisione dell'Imperatore di ripristinare
l'Editto di Worms (lèggi scomunica e ricostituzione dei beni
ecclesiastici): editto che era stato sospeso nella precedente prima
Dieta di Spira del 1526.
Il decennio che si aprì all'indomani dell'incoronazione di Carlo V a
Bologna, e che si concluse nel 1540, fu denso di avvenimenti, che
crearono all'Imperatore non poche difficoltà. Infatti si riaprì il
conflitto con la Francia; vi fu una recrudescenza delle continue
aggressioni dell'Impero Ottomano verso l'Europa e si dovette
registrare una notevole espansione della dottrina luterana. Carlo V,
come estremo baluardo dell'integrità dell'Europa e della fede
cattolica, dovette destreggiarsi su tutti e tre i fronti,
contemporaneamente e con notevoli difficoltà.
All'inizio degli anni trenta, sia Carlo V che Francesco I
cominciarono ad attuare la cosiddetta "politica matrimoniale"
attraverso la quale intendevano acquisire quel controllo
territoriale sugli Stati d'Europa che non avevano potuto acquisire
attraverso il ricorso alle armi. Carlo V, infatti, progettò il
matrimonio della propria figlia naturale Margherita con il Duca di
Firenze, nonché quello della nipote Cristina di Danimarca con il
Duca di Milano. Francesco I, dal canto suo, diede in sposa la
cognata Renata di Francia al Duca di Ferrara Ercole II d'Este.
Ma il capolavoro, in questo campo, fu compiuto dal Papa Clemente VII,
il quale organizzò il matrimonio tra sua nipote Margherita de'
Medici con il figlio secondogenito di Francesco I, Enrico, il quale,
a causa della morte prematura dell'erede al trono Francesco, sarebbe
diventato a sua volta Re di Francia con il nome di Enrico II.
Questo matrimonio spinse Francesco I ad essere più intraprendente ed
aggressivo nei confronti di Carlo V; tant'è che concluse un'alleanza
con il Sultano di Costantinopoli spingendo quest'ultimo ad aprire un
secondo fronte di conflitto contro l'Imperatore, nel Mediterraneo,
ad opera dell'ammiraglio turco Khair-ad-Din, detto Barbarossa,
suddito del Sultano.
Questa mossa provocò la decisione di Carlo V di intraprendere una
campagna militare contro i musulmani in Nord Africa, che si
concluse, nel 1535, con la conquista di Tunisi e la sconfitta del
Barbarossa, ma non la sua cattura, avendo quest'ultimo trovato
rifugio nella città di Algeri.
Di ritorno dalla spedizione di Tunisi, Carlo V decise di fermarsi in
Italia e giunse a Roma nell'Aprile del 1536, anche per conoscere, e
cercare di farselo alleato, il nuovo Pontefice Paolo III (Alessandro
Farnese), succeduto a Clemente VII che era scomparso nel 1534. Il
nuovo Pontefice si dichiarò neutrale nella ultradecennale contesa
tra la Francia e l'Impero, per cui, Francesco I, forte di questa
neutralità, riprese le ostilità, dando inizio al terzo conflitto con
l'Imperatore, che si concluse soltanto due anni dopo, nel 1538, con
l'armistizio di Bomy e la Pace di Nizza, che non portarono a nessun
risultato, lasciando inalterate le risultanze della Pace di Madrid e
della Pace di Cambrai, che avevano concluso i due precedenti
conflitti.
Contemporaneamente a questi avvenimenti, Carlo V dovette
fronteggiare, come abbiamo detto, anche l'espansione della dottrina
luterana che aveva trovato il suo punto di massima nella formazione
della Lega di Smalcalda nel 1531, alla quale cominciavano ad aderire
sempre più numerosi i Principi germanici.
L'Imperatore si impegnò nuovamente anche contro i Turchi in un
conflitto che si concluse con molta sfortuna in una sconfitta,
maturata nella battaglia navale di Prevesa del 27 settembre 1537,
dove lo schieramento turco, guidato dal Barbarossa ebbe la meglio
sulla flotta degli imperiali, composta da navi genovesi e veneziane.
Questa sconfitta indusse Carlo V a riprendere i rapporti con gli
Stati della Germania, di cui aveva comunque bisogno, sia da un punto
di vista finanziario che militare. Il suo atteggiamento più
conciliante verso i rappresentanti luterani, tenuto nelle diete di
Worms (1540) e Ratisbona (1541), gli valsero l'appoggio di tutti i
Principi, oltre che l'alleanza di Filippo d'Assia. Ciò portò alla
realizzazione di un'altra spedizione contro i musulmani, sia per
recuperare una sua immagine e una sua credibilità e sia perché
l'eterno rivale Francesco I Re di Francia si era alleato con il
Sultano. Questa volta l'obiettivo fu Algeri, base logistica del
Barbarossa e punto di partenza di tutte le navi corsare che
infestavano con le loro scorrerie i porti della Spagna.
Carlo V raccolse una forza d'invasione estremamente ragguardevole,
affidata ai comandi di valorosi ed esperti condottieri quali Andrea
Doria, Ferrante Gonzaga e Hernan Cortés. Nonostante ciò la
spedizione dell'ottobre 1541 fu un completo fallimento, in quanto le
avverse condizioni del mare distrussero ben 150 navi cariche di
armi, soldati ed approvvigionamenti. Con quel che restava Carlo V
non fu in grado di concludere vittoriosamente l'impresa e dovette
rientrare in Spagna, ai primi di dicembre dello stesso anno, dando
l'addio definitivo alla sua politica di controllo del Mediterraneo.
(Fonte Wikipedia) |
| |
|