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Carlo
V e Francesco I
i conflitti armati |
Premessa
Francesco
I di Valois-Angouleme era salito al trono di Francia nel 1515,
succedendo a Luigi XII di Valois-Orléans, del quale era cugino e
genero. Infatti ne aveva sposato la figlia Claudia. Nei primissimi
anni del suo regno Francesco riaffermò l'influenza francese
sull'Italia del Nord e strinse accordi con Papa Leone X (Giovanni
de' Medici), legando il clero alla corona.
Eletto Imperatore Carlo V d'Asburgo nel 1519, era inevitabile che i
due sovrani prima o poi sarebbero entrati in conflitto.
Carlo, infatti, intendeva ripristinare gli antichi confini della
Borgogna; operazione che poteva attuarsi soltanto a spese di una
sottrazione di territori dalla Francia. Non solo. Ma possedeva anche
il concetto di "impero universale". Tutto ciò si scontrava con gli
interessi di Francesco che, a sua volta, possedeva mire
espansionistiche verso i Paesi Bassi e che non aveva alcuna
intenzione di perdere i propri territori borgognoni. Francesco,
inoltre, mirava al possesso del Ducato di Milano e, più in generale,
dell'Italia settentrionale, soprattutto al fine di poter ostacolare
i collegamenti tra le due parti dell'Impero, Austria e Spagna,
nell'Europa meridionale.
Carlo, possedendo la corona di Spagna, quella d'Austria e quella di
S.R.I., nonché quella di Napoli, di Sicilia e di Sardegna e
possedendo anche le Fiandre ed i Paesi Bassi, aveva praticamente
accerchiato la Francia, per cui ben si comprende come il conflitto
tra i due sovrani era destinato a scoppiare molto presto.
Nell'arco di tempo che va dal 1521 al 1544, ben quattro furono i
conflitti che videro opposti Carlo V e Francesco I, tutti, o quasi,
conclusi a favore del primo.
Antefatto
Per meglio comprendere la genesi dei conflitti tra i due sovrani, si
rende necessaria una riflessione circa il Ducato di Milano, il cui
possesso costituì il "casus belli" dell'intera vicenda che vide
coinvolti gli Asburgo e i Valois-Angouleme per oltre vent'anni,
nella prima metà del XVI sec..
Alla metà del XV sec., Bianca Visconti, figlia di Filippo Maria,
ultimo Visconti Duca di Milano, andò in sposa a Francesco Sforza,
comandante dell'esercito del Ducato, il quale, a seguito di accordi
con Venezia e dopo aver assediato Milano, nel 1450 si fece
proclamare Duca di Milano.
A Francesco Sforza successe il figlio Galeazzo Maria il quale venne
ucciso in una congiura nel 1476. Il Ducato passò quindi a suo figlio
Gian Galeazzo che, avendo soltanto sette anni, fu posto sotto la
reggenza della madre Bona di Savoia, la quale si fece assistere dai
due fratelli del marito defunto, Sforza Maria Duca di Bari e
Ludovico Mauro, detto Ludovico il Moro, Conte di Mortara. Gian
Galeazzo morì nel 1494, all'età di soli 25 anni, dando così via
libera a Ludovico il Moro che portò il Ducato di Milano sotto
l'influenza degli Asburgo.
Queste vicende non solo segnarono il passaggio dei poteri, nel
Ducato di Milano, dalle mani dei Visconti alle mani degli Sforza, ma
anche l'ingresso del Ducato nella sfera d'influenza degli Asburgo.
Alcune fonti storiche riferiscono della esistenza di un "testamento
dei Visconti", secondo il quale, in caso di estinzione della
discendenza maschile, il Ducato sarebbe dovuto andare agli eredi di
Valentina Visconti, andata sposa, un paio di generazioni prima, al
Duca Luigi d'Orléans. Nella fattispecie, gli eredi sarebbero stati
prima Luigi XII, poi Francesco I, entrambi Re di Francia e
discendenti diretti di Luigi d'Orléans.
Il Ducato, invece, contrariamente alla disposizione testamentaria,
era andato in dote a Bianca Visconti, moglie di Francesco Sforza.
Da ciò nacque la rivendicazione dei Re di Francia sul Ducato di
Milano con la conseguente scelta di Ludovico il Moro, appena
diventato il Duca, di portare Milano sotto la protezione degli
Asburgo.
Già nel 1508, con la "Lega di Cambrai", Luigi XII, alleato del papa
Giulio II contro Venezia, riuscì a venirne in possesso. Ma pochi
anni dopo, nel 1511, con un rovesciamento di alleanze, lo stesso
Papa Giulio II formò la "Lega Santa'", con Massimiliano d'Asburgo ed
Enrico VIII, Re d'Inghilterra, contro Luigi XII, il quale, a seguito
delle sconfitte di Guinegatte e Novara, nel 1513, dovette cedere
nuovamente il Ducato, il quale ritornò sotto l'influenza asburgica.
Questa era la situazione del Ducato di Milano nel momento in cui,
nel 1515, Francesco salì sul trono di Francia.
Il primo atto del nuovo sovrano fu proprio la riconquista del Ducato
di Milano, avvenuta proprio in quell'anno con la vittoriosa
battaglia di Marignano (oggi Melegnano), sconfiggendo Massimiliano
Sforza, sostenuto da svizzeri e spagnoli, e ripristinando il
predominio francese nell'Italia settentrionale.
Le ragioni per le quali Francesco si affrettò, come primo atto del
suo nuovo regno, alla riconquista di Milano, furono essenzialmente
le seguenti:
la rivendicazione testamentaria dei Visconti: Francesco aveva
sposato Claudia d'Orleans, figlia di Luigi XII e, quindi,
discendente diretta ed erede legittima di Valentina Visconti;
il desiderio di acquisire la cultura italiana: Francesco riteneva,
infatti, che la migliore cultura europea risiedesse in Italia, ed
egli ne aveva bisogno in Francia perché intendeva fare del suo paese
il faro d'Europa;
i timori per ciò che sarebbe diventato Carlo d'Asburgo: Francesco,
infatti, aveva già compreso quale grande potere stava per
concentrarsi nelle mani di Carlo, una volta scomparsi Ferdinando
d'Aragona e Massimiliano d'Asburgo; per la qual cosa si rendeva
necessario, per la Francia, l'acquisizione di nuove aree strategiche
al fine di poter trattare, in futuro, da posizioni di forza; il
Ducato di Milano era il territorio ideale allo scopo, sia come
posizione strategica che come estensione; era, infatti, il
territorio più vasto d'Italia, eccezion fatta per il Regno di
Napoli.
A seguito della conquista del Ducato di Milano e con il successivo
concordato firmato a Bologna nell'autunno del 1515 con il nuovo Papa
Leone X, Francesco I aveva instaurato l'egemonia francese
nell'Italia del Nord, a Genova e nei Ducati di Parma e Piacenza.
Inoltre promise di restituire Modena e Reggio al Duca di Ferrara. Il
Papa riconosceva la completa giurisdizione del Re sulla Chiesa
francese in cambio della istituzione di una Repubblica nella città
di Firenze. Il Papa, che era pur sempre un Medici, ritenne che era
meglio una Firenze repubblicana ma indipendente che una Firenze
monarchica ma assoggettata completamente ai francesi. Con il
concordato di Bologna il Papa diventava, quindi, alleato della
Francia.
L'Italia meridionale restava nelle mani degli spagnoli.
Ciò vuol dire che, con il Concordato di Bologna, gli Asburgo erano
stati estromessi completamente dall'Italia che era un'area
notoriamente strategica per tutte le potenze d'Europa.
Quando Carlo di Gand entrò in possesso della corona spagnola (1516)
e di quella imperiale (1519), la situazione cominciò a cambiare.
La rivalità tra la Francia e gli Asburgo scoppiò immediatamente
proprio nel 1519, allorché si dovette procedere alla elezione del
nuovo Imperatore che doveva succedere al defunto Massimiliano
d'Asburgo. I candidati erano Carlo e Francesco. Carlo, sostenuto
economicamente dai banchieri tedeschi Fugger, riuscì a comperare i
voti dei Principi elettori e prevalse sul rivale francese.
Con l'elezione di Carlo d'Asburgo alla corona imperiale, la Francia,
dal punto di vista territoriale, non aveva più alcuna possibilità di
movimento essendo completamente circondata dagli Asburgo e dal mare.
Francesco, via terra, poteva accedere soltanto al Ducato di Milano.
Per far ciò doveva, però, valicare le Alpi, attraverso il passo di
Susa al Moncenisio, oppure il passo di Pinerolo al Monginevro, o,
infine, il passo dell'Argentiére, attraverso il quale era passato
nel 1515 per conquistare Milano. Ma i valichi erano angusti e
impraticabili per gran parte dell'anno e ciò rendeva insoddisfacente
il controllo della pianura padana da parte dei francesi, soprattutto
se si considera che la pianura padana era più facilmente accessibile
da parte degli austriaci attraverso il passo del Brennero.
Quest'ultima circostanza, unitamente all'alleanza tra gli Sforza e
gli Asburgo, aveva tagliato anche l'ultima via di uscita di
Francesco dalla Francia. Fu giuocoforza per il Re di spezzare
l'accerchiamento.
Francesco ruppe gli indugi e diede avvio alle operazioni belliche
contro Carlo.
Prima guerra: 1521-1526
Nel 1521 Carlo V stava attraversando un momento molto difficile, a
causa di disordini politici in Spagna e a causa del sopravvenuto
scontro dottrinale tra Lutero e la Chiesa cattolica di cui Carlo
stesso si considerava il più strenuo difensore. Era in corso,
infatti, la Dieta di Worms nella quale si stavano dibattendo le tesi
di Lutero.
Francesco, approfittando di ciò, alleatosi con Venezia e con gli
svizzeri, attaccò Carlo su due fronti: ad oriente in Navarra e ad
occidente in Lombardia. Fu sconfitto su entrambi i fronti e Milano
fu ricondotta sotto gli Asburgo.
Sul finire del 1521, poco prima di morire, Papa Leone X, già alleato
della Francia a seguito del concordato di Bologna del 1516, effettuò
un primo rovesciamento di alleanza: approfittando della sconfitta di
Francesco diede il suo appoggio all'Imperatore Carlo V, ritenendo
che il ritorno degli Sforza a Milano e, quindi, degli Asburgo in
Italia, gli avrebbe permesso di riacquistare i ducati di Parma e
Piacenza. Purtroppo non fece in tempo a raccogliere i frutti della
sua politica a causa della morte improvvisa.
A papa Leone successe il vescovo di Tortosa, Adriaan Florensz,
olandese, già precettore di Carlo, il quale salì sul soglio
pontificio con il nome di Adriano VI.
Ai princìpi del 1523, papa Adriano scoprì una trama di Francesco
tesa alla riconquista del regno di Napoli, presumibilmente come
antica eredità angioina. Il papa ruppe le relazioni diplomatiche con
Parigi e si schierò apertamente al fianco di Carlo V che era già
alleato di Enrico VIII d'Inghilterra e di Venezia.
Nello stesso anno morì prematuramente anche papa Adriano, cui
successe Giulio de' Medici col nome di Clemente VII. Giulio de'
Medici era cugino di papa Leone X.
Nel 1524, Francesco scese in Italia mettendosi personalmente alla
testa del suo esercito e riconquistò Milano. Clemente VII, che aveva
ereditato l'alleanza con Carlo V dal suo predecessore, riprese il
progetto di riconquista di Leone X effettuando, di conseguenza, nel
1525 un nuovo rovesciamento di alleanza, schierandosi al fianco di
Francesco, il quale concedeva al Papa di rientrare in possesso dei
Ducati di Parma e Piacenza e di ristabilire la signoria dei Medici
su Firenze, e ricevendone in cambio il passaggio, attraverso i
territori dello stato pontificio, verso il Regno di Napoli.
Francesco mise sotto assedio Pavia, ma, attaccato dalle truppe
imperiali, fu sconfitto e fatto prigioniero. Fu rinchiuso prima
nella fortezza di Pizzighettone e poi condotto prigioniero a Madrid.
In Francia, la reggenza del Regno passò nelle mani di Luisa di
Savoia, madre di Francesco.
Papa Clemente, disorientato dalla sconfitta dei francesi, denunciò
l'accordo con Francesco e propose a Carlo di schierarsi al suo
fianco a patto che questi tutelasse i diritti dello Stato pontificio
e dei Medici a Firenze e garantendo, da parte propria, le pretese
spagnole su Milano.
Tale alleanza non si consolidò per la ovvia diffidenza di Carlo nei
confronti dei continui rovesciamenti di alleanze da parte della
Santa Sede.
Carlo V, vittorioso, sottopose a Francesco un trattato di pace che
prevedeva:
la rinuncia alla Borgogna che doveva rientrare nel possesso degli
Asburgo;
la rinuncia della Francia ad ogni pretesa sull'Italia;
l'autonomia della Provenza e del Delfinato;
il ritorno all'Inghilterra della Normandia, dell'Angiò e della
Guascogna.
Le condizioni imposte da Carlo erano talmente umilianti che
Francesco oppose un netto rifiuto preferendo la prigione. Il rifiuto
di Francesco e della madre Luisa si protrasse fino al mese di
Gennaio del 1526, quando Francesco si decise ad accettare tutte le
clausole firmando la Pace di Madrid; non solo, ma accettò anche di
sposare la sorella maggiore di Carlo, Eleonora. Dopo di che poté
rientrare in Francia, non prima di aver acconsentito a lasciare come
ostaggi a Madrid i due figli maschi, il Delfino Francesco ed Enrico.
Appena rientrato in Francia, Francesco rinnegò il trattato, a ciò
indotto anche da Papa Clemente, che lo sciolse dal giuramento
sostenendo, ufficialmente, che la firma del trattato gli era stata
estorta con la forza. Invero il motivo per il quale Clemente VII
diede il suo appoggio a Francesco nel rinnegare il trattato con
Carlo V era di tutt'altra natura, ed interessava direttamente lo
Stato Pontificio. Il Papa, infatti, si era reso ben conto che lo
Stato della Chiesa era territorialmente compresso dai possedimenti
di Carlo d'Asburgo, sia nell'Italia settentrionale come nell'Italia
meridionale. Ciò avrebbe potuto indurre l'Imperatore ad unificare
l'Italia in un unico Stato, sopprimendo, ovviamente, lo Stato della
Chiesa. Per poter mantenere l'integrità territoriale dello Stato
Pontificio e la sua autonomia, Papa Clemente riteneva che l'Italia
settentrionale e quella meridionale dovevano essere sempre separate
e sotto il dominio di dinastie contrapposte.
A tal fine nacque, nel maggio del 1526, la Lega Santa di Cognac,
un'alleanza tra il Papa, Francesco I, Milano, Genova e Firenze,
contro Carlo V.
Erano le premesse per il secondo conflitto tra i due sovrani
Seconda guerra: 1526-1529
Carlo V prese atto della costituzione della nuova Lega e tentò di
riconquistare il Papa alla causa degli Asburgo. Non riuscendo in ciò
e non essendo in grado di intervenire militarmente di persona a
causa delle difficoltà che in quel momento l'Imperatore attraversava
sia sul fronte interno per le agitazioni dei riformisti luterani e
sia sul fronte esterno per le schermaglie ad opera dei Turchi sul
confine orientale dell'Impero, pensò bene di intervenire per
interposta persona.
Scatenò, infatti, contro il Papa la potentissima famiglia dei
Colonna, acerrimi nemici di Papa Clemente. Questi, sopraffatto, si
rifugiò in Castel Sant'Angelo e fu costretto, con la falsa
mediazione dell'ambasciatore spagnolo Moncada, a perdonare i Colonna
e a riallinearsi politicamente agli Asburgo, pur di riavere la
cattedra di Pietro. Subito dopo, però, chiese l'intervento della
Francia e dell'Inghilterra contro Carlo, scatenando le ire
dell'Imperatore e la sua decisione di un intervento militare
diretto.
L'intervento militare, però, fu preceduto da un altro evento in
campo religioso. Nello stesso periodo era riunita a Spira, in
Germania, la Dieta dei Principi tedeschi i quali stavano dibattendo
il problema religioso che era scoppiato in Germania con il sorgere
del luterismo accanto alle già consolidate religioni cattolica e
ortodossa. Carlo V fece approvare un documento nel quale, nonostante
Egli fosse il principale paladino della Chiesa cattolica, consentiva
a tutte le religioni pari dignità e libertà di professione oltre a
consentire il matrimonio dei preti; non solo, ma consentiva che
ciascun Principe scegliesse il proprio credo per sé e per lo Stato
da Egli rappresentato. Ciò voleva dire che il luterismo acquistava
parità di diritti con tutte le altre fedi. Ovviamente tale decisione
fu un grande affronto al Papa di Roma.
Dopo di che inviò a Roma un contingente di "lanzichenecchi",
mercenari germanici, al comando di Giorgio von Frundsberg, i quali,
il 6 maggio 1527, misero la città a ferro e a fuoco. Questa vicenda
è più comunemente nota come il "sacco di Roma". I saccheggi e le
distruzioni cui fu sottoposta la città furono di una gravità tale da
suscitare la riprovazione totale di tutto il mondo civile,
indipendentemente dalla confessione religiosa.
Anche Carlo V prese le distanze dall'operato delle sue squadracce
germaniche, ma colse l'occasione di imporre a Papa Clemente un duro
e umiliante trattato di pace, che prevedeva il versamento di una
notevole somma di denaro oltre alla consegna dei ducati di Parma,
Piacenza e Modena, e la consegna delle fortezze di Ostia,
Civitavecchia, Civita Castellana e Castel Sant'Angelo.
Il "sacco di Roma" e la prigionia del Papa indussero Francesco a
riprendere le armi contro Carlo al fine di restituire la libertà al
Pontefice. Nell'estate del 1527, infatti, mentre l'esercito francese
riconquistava Asti, Novara, Alessandria e Pavia, e rimetteva Milano
nelle mani di Francesco Sforza, Francesco I concluse una nuova
alleanza anti imperiale, preparandosi nuovamente a dichiarare guerra
a Carlo V; la qual cosa avvenne nella tarda primavera del 1528.
Francesco attaccò Napoli via mare, ma non poté portare a termine
l'impresa sia per il venir meno dei genovesi che gli negarono le
navi e sia per il sopraggiungere della peste che decimò tutto il
contingente francese riducendolo a ben poca cosa. I francesi furono
costretti alla capitolazione ad Aversa e, per il Re di Francia, fu
un'altra disfatta dopo quella subita nel precedente conflitto.
Si imponeva la pace, che, se era necessaria per il Re, lo era
altrettanto per l'Imperatore, il quale era in grandi difficoltà sia
nei rapporti con alcuni Stati ribelli tedeschi e sia nei rapporti
con la Spagna, che accusava Carlo di badare troppo all'Italia e
troppo poco alla Spagna.
Si giunse così alla Pace di Cambrai, che mise fine al secondo
conflitto tra Carlo e Francesco. La Pace di Cambrai fu detta anche
"delle due dame" in quanto i negoziati furono condotti da due donne:
Margherita d'Austria, zia di Carlo e Luisa di Savoia, madre di
Francesco. La necessità di affidare i negoziati alle "due dame"
nasceva dal fatto che esse erano le uniche persone in grado di
convincere i due sovrani che la pace era perseguibile ad una sola
condizione, e cioè che Francesco rinunciasse al Ducato di Milano e
Carlo rinunciasse alla riconquista della Borgogna.
Il trattato di pace fu firmato a Cambrai il 3 agosto 1529. Francesco
rinunciava ad ogni pretesa in Italia e cedeva all'Imperatore le
città di Hesdin, Arras, Lille e Tornai, oltre a riconoscergli piena
sovranità sulle Fiandre e su Cambrai. Inoltre Carlo V stipulò un
accordo con Papa Clemente VII a Barcellona, mediante il quale il
Papa prometteva a Carlo la corona imperiale in cambio della
restaurazione dei Medici a Firenze da cui erano stati cacciati nel
1527 a seguito di una congiura di oligarchi.
Il Papa, in attuazione degli accordi raggiunti con la Pace di
Barcellona, incoronava Carlo V Re d'Italia il 22 febbraio 1530 e,
due giorni dopo, Imperatore del S.R.I. Da questo momento in poi non
vi fu più alcuna altra incoronazione ad opera di un Papa.
La Pace di Cambrai apriva una tregua nei conflitti tra i due
sovrani.
Terza guerra: 1536-1538
Con la firma della Pace di Cambrai, la conflittualità tra i due
sovrani sembrava essersi placata. In effetti covava latente, perché
Carlo V non aveva rinunciato alla sua concezione dell'Impero
universale sotto la guida degli Asburgo e Francesco I era comunque
intenzionato ad impedire tale disegno.
L'Imperatore, allora, non potendo raggiungere i suoi scopi
attraverso le armi o la diplomazia, cominciò a mettere in atto una
politica matrimoniale, attraverso la quale, combinando sapientemente
i matrimoni tra i rampolli delle varie dinastie europee, avrebbe
condotto tutti gli Stati sotto il controllo imperiale. Ma la stessa
cosa fece Francesco I, in particolare in Italia, con due matrimoni.
Il primo tra la cognata Renata di Francia e il Duca Ercole II d'Este;
il secondo tra Caterina de' Medici, nipote di Papa Clemente VII, ed
il proprio figlio Enrico (che sarebbe diventato a sua volta Re di
Francia come successore dello stesso Francesco).
Ma Francesco I non si contentò di contrastare Carlo V soltanto con
la medesima arma della politica matrimoniale. Il Re di Francia,
infatti, inaugurò anche una politica cosiddetta di "equilibrio di
poteri", mettendosi a capo di una lega antiasburgica comprendente,
volta a volta, il Re d'Inghilterra, il Papa, i Principi luterani e i
Turchi e facendo pressioni soprattutto su questi ultimi affinché
aprissero contro l'Imperatore un secondo fronte bellico nel
Mediterraneo. La qual cosa ebbe un certo esito positivo, tant'è che
Carlo V diede avvio alla spedizione che lo portò alla conquista di
Tunisi nel 1535.
Di ritorno dall'Africa Carlo V si fermò in Italia, dove, a Roma
nell'Aprile del 1536, incontrò il nuovo Papa Paolo III (Alessandro
Farnese) eletto due anni prima. Il soggiorno in Italia e i colloqui
con il Papa dovevano servire all'Imperatore per sistemare
definitivamente l'assetto geopolitico dell'Italia del Nord in
funzione filo-asburgica; a ciò indotto anche dalla morte, senza
eredi, di Francesco II Sforza nel 1535. Quest'ultimo evento indusse
il Re di Francia ad avanzare nuovamente pretese sul Ducato di
Milano, sempre in forza del già richiamato "testamento dei
Visconti".
Francesco I diede inizio alle ostilità nel Febbraio del 1536 con
l'invasione del Ducato di Savoia guidato, in quel momento, dal Duca
Carlo II, cognato dell'Imperatore, avendo essi sposato due sorelle,
il primo Beatrice e il secondo Isabella, figlie del Re del
Portogallo Emanuele I d'Aviz, detto "il fortunato". Il possesso del
Ducato di Savoia ere necessario per la Francia al fine di poter
avere, poi, libero passaggio verso la conquista di Milano.
Carlo V dovette rispondere, e, non essendo riuscito ad avere
l'appoggio del Papa, dichiaratosi neutrale, sfidò il Re di Francia a
singolar tenzone. Questa mossa ebbe l'effetto di aumentare i
consensi dell'opinione pubblica europea verso l'Imperatore.
Nell'estate del 1536 Carlo V attaccò Francesco I su due fronti:
dalla Provenza e dalle Fiandre, mentre un terzo fronte fu aperto dal
Re di Francia in Piemonte. Le operazioni belliche fallirono su tutti
i fronti, per cui si giunse ad una posizione di stallo: né
vincitori, né vinti.
Sul finire del 1536 Carlo V tornò in Spagna per un periodo di
riflessione e per occuparsi degli affari di stato di quel Paese, dal
momento che le Cortes continuavano a rimproverargli il suo
disinteresse verso gli affari spagnoli, a tutto vantaggio delle
vicende legate agli Asburgo e all'Europa centrale.
Nel corso del 1537 Carlo V si impegnò negli affari di stato della
Spagna, studiando, nel contempo, una strategia che gli permettesse
di chiudere onorevolmente il conflitto con la Francia per potersi
dedicare anche alla risoluzione dei problemi creati dai luterani in
Germania e dai Turchi ai confini orientali dell'Impero.
Ma nella primavera del 1537 la Francia ruppe gli indugi e lanciò una
nuova violenta offensiva nei Paesi Bassi. Furono combattute
battaglie sanguinosissime a Lens, Arras, Crècy, Hesdin, che
indussero i francesi e gli imperiali a concludere un armistizio a
Bomy nel Giugno 1537, a seguito del quale Papa Paolo III avanzò la
sua mediazione che portò al Convegno di Nizza nel Giugno del 1538.
Nel Convegno di Nizza fu concordata una tregua decennale con il
riconoscimento dello "statu quo". Si concludeva così, con un nulla
di fatto, il terzo conflitto tra la Francia e l'Impero.
Quarta guerra: 1542-1544
Sul finire del 1540 Carlo V concesse l'investitura del Ducato di
Milano al figlio Filippo. In tal modo veniva sancita l'egemonia
della Spagna su Milano e sull'Italia settentrionale che andava ad
aggiungersi a quella già esistente nell'Italia meridionale per via
della presenza da lungo tempo degli Aragonesi.
Gli Aragonesi, infatti, si erano installati stabilmente nell'Italia
meridionale da molto tempo; prima in Sicilia a seguito della Pace di
Caltabellotta sottoscritta nel 1303 tra Re Federico III d'Aragona e
Carlo II d'Angiò; poi si erano impossessati di Napoli e di tutto il
meridione d'Italia con Alfonso I d'Aragona, detto "il magnanimo", il
quale aveva strappato la corona a Renato, ultimo Re angioino di
Napoli.
Ciò voleva dire che sul finire del 1540 tutta l'Italia si trovava
sotto il controllo di Carlo V, eccezion fatta del solo Stato
pontificio.
Una siffatta situazione spinse il Re di Francia, alla fine del 1541,
ad allearsi con Solimano il Magnifico, con la Danimarca e la Svezia.
Francesco I, profittando della sconfitta di Carlo V nella spedizione
di Algeri, e fidando nella promessa di un sostanzioso appoggio
militare da parte di Solimano, nel Luglio del 1542 dichiarò guerra
all'Imperatore, lanciando ben due offensive: a Nord nel Lussemburgo
e a Sud in Navarra.
In quel periodo Carlo V si trovava in Spagna, tutto intento ad
occuparsi del riordino delle finanze statali, per cui diede
disposizioni alla sorella Maria d'Ungheria, reggente dei Paesi
Bassi, di organizzare la difesa delle Fiandre nell'attesa della sua
discesa in campo in prima persona.
Le operazioni belliche si svolsero nelle province fiamminghe con
inaudita ferocia: violente battaglie furono combattute ad Anversa,
Malines e Bruxelles. Tutto ciò accadeva nel mese di Luglio del 1542.
Improvvisamente l'offensiva francese si arrestò. La ragione era
molto semplice ed era sempre la stessa: la mancanza di danaro che
impediva al Re di pagare le soldatesche. Il Re di Francia era
afflitto,cioè, dallo stesso male dell'Imperatore, la mancanza di
danaro.
La penuria di danaro che affliggeva i due contendenti provocò lo
stallo delle operazioni militari fino all'estate del 1543
allorquando si conclusero gli accordi tra l'Imperatore ed Enrico
VIII d'Inghilterra. Subito dopo Carlo ed Enrico dichiararono guerra
alla Francia e tale dichiarazione di guerra ebbe come prima ed
immediata conseguenza la riduzione della pressione francese nelle
Fiandre e nei Paesi Bassi.
Poiché la Francia si era alleata con i Turchi, Carlo V riteneva che
Papa Paolo III avrebbe abbandonato la sua dichiarata posizione di
neutralità per schierarsi a fianco dell'Impero. In tale aspettativa
l'Imperatore, nello stesso mese di Giugno del 1543, incontrò il Papa
a Busseto nel Parmense. Nell'agenda dei colloqui erano previsti
soltanto due argomenti: l'opposizione all'Impero Ottomano e la
convocazione di un Concilio sulla questione luterana. Nel corso dei
lavori emerse, però, un terzo argomento, la malcelata richiesta del
Pontefice di far assegnare il Ducato di Milano ai Farnese, famiglia
cui apparteneva il Papa. Rispuntava così nuovamente il nepotismo
nella Santa Sede.
I colloqui di Busseto si conclusero con un nulla di fatto, per cui
l'Imperatore, avendo necessità assoluta di sostegno finanziario e
militare, fu costretto a rivolgersi ai Principi tedeschi,
convocandoli a Norimberga in due Diete, tra l'Autunno 1542 e
l'Estate 1543.
Nel corso delle due Diete, Carlo V riuscì ad ottenere l'appoggio di
tutta la Germania, sfruttando la divisione tra principi cattolici e
principi luterani. Questo appoggio si tramutò in una immediata
offensiva degli imperiali nella Gheldria e la sua conseguente
riconquista. La Gheldria era l'ultima regione mancante per
l'unificazione dei Paesi Bassi e si trovava nelle mani del Duca di
Kleve, alleato della Francia.
Sull'onda del successo l'Imperatore proseguì le operazioni militari
con la conquista della città di Cambrai, completando così
l'unificazione dei Paesi Bassi. Tutto ciò avveniva nell'Autunno del
1543.
Però, ancora una volta, la mancanza di danaro costrinse i
contendenti a una nuova situazione di stallo. Si giunse così al mese
di Febbraio del 1544.
Carlo V convocò una Dieta a Spira nella quale, assumendo una
posizione molto critica verso la Santa Sede, ottenne dai Principi
tedeschi notevoli aiuti, tali da consentirgli di riprendere le
operazioni militari contro la Francia, senza più l'assillo della
penuria di danaro.
Ovviamente, questo sostegno gli costò il riconoscimento della pari
dignità tra le due confessioni, quella cattolica e quella luterana.
Questo risultato fu il trionfo della "ragion di stato". Così come
Francesco I si era alleato con i musulmani pur di sconfiggere Carlo
V, anche l'Imperatore, lo strenuo difensore della Chiesa cattolica,
strinse alleanza con i luterani e con lo scismatico Enrico VIII
d'Inghilterra, pur di prevalere nello scontro armato con i francesi.
Le ostilità ripresero nel mese di Aprile del 1544: i francesi
conseguirono una vittoria a Ceresole d'Alba in Piemonte,
sconfiggendo gli spagnoli. Carlo V riconquistò il Lussemburgo e si
avviò sulla strada di Parigi. Enrico VIII mise sotto assedio
Boulogne. A questo punto si ripeté il solito copione: la sospensione
delle azioni belliche e la firma della Pace di Crépy, nel mese di
Settembre del 1544.
Il Re di Francia avanzò per primo la proposta di chiudere le
ostilità a causa della solita cronica penuria di danaro e
l'Imperatore accettò immediatamente, soprattutto per liberarsi
dell'alleanza con Enrico VIII, temendo che il prolungarsi della
guerra con la Francia avrebbe provocato una eccessiva ingerenza
dell'Inghilterra nelle vicende dell'Europa continentale. La Pace di
Crépy stabiliva, ufficialmente, che la Francia si sarebbe impegnata
a dare il suo appoggio alla lotta contro i Turchi e, ufficiosamente,
che Francesco I avrebbe dato il suo appoggio sia alla convocazione
di un Concilio, e sia per la lotta ai Principi protestanti tedeschi.
Con la Pace di Crépy Francesco I rinunciava all'Italia, mentre Carlo
V rinunciava alla Borgogna.
Le spese di questa guerra, in termini politici e territoriali,
furono sostenute dal Ducato di Savoia che uscì dal conflitto
pressoché annientato. La Francia, nonostante la sconfitta, poté
mantenere i territori occupati durante la guerra; vale a dire
Torino, Chivasso, la Valle di Susa e il comprensorio sabaudo
d'oltralpe (cioè verso la Francia). Carlo V si riservò il controllo
di tutto il Piemonte orientale. Al centro dei due schieramenti fu
ritagliata una zona cuscinetto, tra l'altro anche discontinua,
assegnata al Duca Carlo II di Savoia, comprendente Nizza, Cuneo,
Asti, Ivrea, Fossano, Vercelli e la Val d'Aosta. Il Ducato di
Savoia, o, meglio, ciò che restava del Ducato di Savoia, doveva
servire solo come avamposto militare dell'Impero a difesa
dell'Italia del Nord.
Dovranno trascorrere oltre centocinquanta anni prima di rivedere la
Savoia riacquistare la propria integrità territoriale e la dignità
della propria dinastia.
La Pace di Crépy fu il trionfo di Carlo V.
(Fonte Wikipedia) |
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