|
Il 15 giugno 1520,
Leone X emanò la bolla Exurge Domine con la quale dava a Lutero
sessanta giorni di tempo per ritrattare, pena la scumunica. Per
tutta risposta Lutero, il 10 dicembre 1520, diede pubblicamente
fuoco ai volumi di diritto canonico, nonché alla stessa bolla
papale. Il 3 gennaio dell'anno seguente, la bolla Decet Romanum
Ponteficem sancì la scomunica di Lutero. A questo punto spettava
all'autorità laica e quindi all'Imperatore assicurare l'arresto
dell'eretico e consegnarlo a Roma. Nel giugno del 1519, Carlo
d'Asburgo era stato eletto imperatore e non poteve certo ignorare,
come il papa, il vasto consenso che il riformatore aveva aggregato.
Il vasto potere nelle mani di Carlo, d'altro canto, aveva delle basi
molto fragili. Così nell'aprile del 1521 convocò alla Dieta di Worms,
dove prese possesso formale dell'autorità imperiale, Lutero per
verificare ulteriormente la possibilità di ritrattare. Il
riformatore giunse a Worms il 16 aprile 1521 e il giorno successivo
comparve di fronte alla Dieta e all'imperatore; gli venne chiesto se
era disposto a ritrattare ed egli inaspettatamente chiese un giorno
di tempo per riflettere. Il giorno seguente pronunciò la famosa
risposta: «Se non sarò convinto mediante le testimonianze della
Scrittura e chiare motivazioni razionali - poiché non credo né al
papa né ai concili da soli, essendo evidente che hanno spesso errato
- io sono vinto dalla mia coscienza e prigioniero della parola di
Dio a motivo dei passi della Sacra Scrittura che ho addotto. Perciò
non posso né voglio ritrattarmi, poiché non è sicuro né salutare
agire contro la propria coscienza. Dio mi aiuti. Amen». Il giorno
dopo la Dieta venne informata delle decisioni dell'Imperatore: egli
si dichiarava disposto a rispettare il salvacondotto che aveva
concesso a Lutero e quindi gli concedeva d'allontanarsi; nel
contempo però affermava di essere deciso ad «agire contro di lui
come contro un eretico notorio» e chiedeva agli ordini che tenessero
fede alla promessa che gli era stata fatta. cioè che avrebbero
collaborato alla cattura del monaco qualora si fosse rifiutato di
ritrattare. L'editto di Worms (maggio 1521), col quale Lutero veniva
posto al bando, formalizzò queste decisioni: Lutero era un
fuorilegge e un nemico pubblico, chiunque poteva ucciderlo
impunemente, sicuro dell'approvazione delle autorità. La situazione
di Lutero si fece estremamente pericolosa e c'era chi temeva, e chi
sperava, che l'intera vicenda si concludesse, come tante altre volte
in passato, col rogo. Ma la figura di Lutero era diventata ormai un
simbolo, e quel monaco ribelle contava già molti sostenitori in vari
strati della società tedesca. Pochi giorni dopo Carlo V abbandonò la
Germania: la bellicosità francese, la situazione spagnola e i Turchi
lo preoccupavano certo più di quell'ostinato monaco ribelle. Non vi
sarebbe più tornato per nove anni. Questa sua lunga assenza rese del
tutto inefficaci le deliberazioni assunte. Tanto più che gli ordini
non avevano nessuna intenzione di collaborare e meno che mai
Federico di Sassonia, il quale organizzò un falso rapimento per
sottrarre Lutero alla giustizia imperiale. Sulla strada del ritorno
da Worms, infatti, Lutero (il cui salvacondotto non era ancora
scaduto) fu rapito dagli emissari del suo protettore Federico e
messo in salvo nello sperduto castello della Wartburg, in Turingia.
 |