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Carlo
V |
Dall'assedio di Metz (1552)
all'abdicazione (1556)
All'indomani del fallimento dell'assedio di Metz e della mancata
riconquista della Lorena, Carlo V entrò in una fase di riflessione:
su se stesso, sulla sua vita e sulle sue vicende oltre che sullo
stato dell'Europa. La vita terrena di Carlo V si stava avviando alla
conclusione.
I grandi protagonisti che assieme a lui avevano calcato la scena
europea nella prima metà del XVI sec. erano tutti scomparsi: Enrico
VIII d'Inghilterra e Francesco I di Francia nel 1547, Martin Lutero
nel 1546, Erasmo da Rotterdam dieci anni prima e Papa Paolo III nel
1549.
Il bilancio della sua vita e di ciò che aveva compiuto non poteva
dirsi del tutto positivo, soprattutto in rapporto agli obiettivi che
si era prefissato. Il suo sogno di Impero universale sotto la guida
asburgica era fallito; così come era fallito il suo obiettivo di
riconquistare la Borgogna. Egli stesso, pur professandosi il primo e
più fervente difensore della Chiesa di Roma, non era stato in grado
di impedire l'affermarsi della dottrina luterana. I suoi
possedimenti oltre-atlantico si erano accresciuti enormemente ma
senza che i suoi governatori fossero stati in grado di dar loro
delle valide strutture amministrative. Aveva però consolidato il
dominio spagnolo sull'Italia, che sarà ufficializzato soltanto dopo
la sua morte con la pace di Cateau-Cambresis nel 1559, e che sarebbe
durato per centocinquanta anni. Così come era riuscito, con l'aiuto
del Granduca Ferdinando suo fratello a fermare l'avanzata
dell'Impero ottomano verso Vienna e il cuore dell'Europa.
Carlo V cominciava a prendere coscienza che l'Europa si avviava ad
essere governata da nuovi Principi i quali, in nome del mantenimento
dei propri Stati, non intendevano minimamente alterare l'equilibrio
politico-religioso all'interno di ciascuno di essi. La sua
concezione dell'Impero stava tramontando e cominciava ad affermarsi
il potere della Spagna.
Nel 1554 si celebrarono le nozze tra Maria Tudor (Maria la
sanguinaria), Regina d'Inghilterra e figlia di Enrico VIII, con
Filippo; nozze fortemente volute da Carlo V che vedeva nell'unione
tra la Regina d'Inghilterra e il proprio figlio, futuro Re di
Spagna, un'alleanza fondamentale in funzione antifrancese e a difesa
anche dei territori delle Fiandre e dei Paesi Bassi. Per accrescere
il prestigio del proprio figlio ed erede, l'Imperatore assegnò a
Filippo, definitivamente, il Ducato di Milano e il Regno di Napoli,
che andavano ad aggiungersi alla reggenza del Regno di Spagna di cui
Filippo era già in possesso da alcuni anni.
Questa crescita di potere nelle mani di Filippo non fece altro che
aumentare l'ingerenza di quest'ultimo nella conduzione degli affari
di stato che causò un incremento della conflittualità con il proprio
genitore.
Questa conflittualità ebbe come conseguenza una cattiva gestione
delle operazioni militari contro la Francia che erano riprese
proprio nel 1554. Il teatro del conflitto era costituito dai
territori fiamminghi. L'esercito francese e quello imperiale si
confrontarono in aspre battaglie fino all'autunno inoltrato, quando
iniziarono le trattative per una tregua di cui tutti avevano
bisogno, soprattutto a causa del dissanguamento finanziario di
entrambe le parti. La tregua fu conclusa, dopo estenuanti
trattative, a Vauchelles nel mese di febbraio 1556 e, ancora una
volta, così come spesso era accaduto in passato, le ostilità si
conclusero con un nulla di fatto, nel senso che restavano congelate
le posizioni acquisite. Ciò significava che la Francia manteneva
l'occupazione del Piemonte e delle città di Metz, Toul e Verdun.
Carlo V, a questo punto degli avvenimenti, fu costretto a dover
prendere decisioni importanti per il futuro, della sua persona,
della sua famiglia e degli Stati d'Europa sui quali si stendeva il
suo dominio. Era giunto a 56 anni di età e la sua salute era
alquanto malferma. L'anno precedente, il 25 di settembre, aveva
sottoscritto con i Principi protestanti, tramite il fratello
Ferdinando, la Pace di Augusta, a seguito della quale si pervenne
alla pacificazione religiosa in Germania, con l'entrata in vigore
del principio "cuius regio, eius religio", mediante il quale le
regioni dovevano professare la religione scelta dal loro Principe.
Era il riconoscimento ufficiale della nuova dottrina luterana.
Questi avvenimenti indussero il nuovo Papa, Paolo IV, al secolo Gian
Pietro Carafa, napoletano, eletto appena l'anno precedente, a
stringere una solida alleanza con il Re di Francia in funzione
anti-imperiale. Paolo IV, infatti, era un "cattolico integralista"
il quale riteneva che l'Imperatore non fosse più il baluardo della
Chiesa di Roma contro gli attacchi provenienti dalla nuova dottrina
luterana, soprattutto dopo il Trattato di Passau e la Pace di
Augusta. Ecco perché ritenne opportuno stringere alleanza con la
Francia.
Il Principe Filippo ormai governava sia sulla Spagna che sulle
Fiandre oltre che nel Regno di Napoli e nel Ducato di Milano. Il
matrimonio di Filippo con la Regina d'Inghilterra assicurava una
salda alleanza antifrancese. Il fratello Ferdinando aveva acquistato
potere in tutti i possedimenti asburgici e li esercitava con
competenza e saggezza oltre che con notevole autonomia
dall'Imperatore. I legami con il Papa si erano ormai allentati, sia
a causa delle risultanze della Pace di Augusta e sia per la svolta
integralista subita dalla Chiesa di Roma con l'avvento del Carafa al
soglio pontificio.
Tutte queste considerazioni lo indussero a decidere per la propria
abdicazione che ebbe luogo con una serie di passaggi successivi.
Come Duca di Borgogna aveva già abdicato in favore del figlio Flippo
II, nella città di Bruxelles il 25 ottobre 1555. Il 16 gennaio del
1556 Carlo V cedette le corone di Spagna, Castiglia, Sicilia e delle
Nuove Indie ancora al figlio Filippo, al quale cedette anche la
Franca Contea nel giugno dello stesso anno e la corona aragonese nel
mese di luglio. Il 12 settembre dello stesso anno cedette la corona
imperiale al fratello Ferdinando. Subito dopo, accompagnato dalle
sorelle Eleonora e Maria, partì per la Spagna diretto al monastero
di San Jeronimo di Yuste nell'Estremadura.
Gli ultimi anni (1556-1558)
Carlo salpò dal porto fiammingo di Flessinga il 15 settembre 1556
con una flotta di oltre sessanta navi ed un seguito di 2500 persone,
destinate a diminuire via via nel corso del viaggio. Tredici giorni
dopo, l'ex sovrano sbarcò nel porto spagnolo di Lardo. Il sei di
ottobre iniziò il viaggio attraverso la Castiglia che lo condusse
prima a Burgos dove giunse il 13 ottobre e poi a Valladolid dove
giunse il 21 dello stesso mese. Dopo due settimane di sosta,
accompagnato da alcuni cavalieri e cinquanta alabardieri, riprese il
viaggio verso l'Estremadura che lo avrebbe condotto in una località
chiamata Vera de Plasencia, nei pressi della quale sorgeva il
monastero di San Jeronimo di Yuste, ove giunse il 3 febbraio 1557.
Qui i monaci lo accolsero in processione, intonando il Te deum.
Iniziava, così, l'ultima parte della vita terrena di Carlo di Gand.
Carlo non risedette mai all'interno del monastero, bensì in una
modesta palazzina che si era fatto costruire, anni addietro, in
adiacenza al muro di cinta, ma all'esterno, orientata a Sud, e ben
soleggiata.
Nonostante il luogo piuttosto lontano dai centri di potere, Egli
continuò a mantenere rapporti con il mondo politico, senza per
questo venir meno alla sua volontà di soddisfare l' aspetto ascetico
della propria indole.
Continuò ad essere prodigo di consigli sia alla figlia Giovanna,
reggente della Spagna, e sia al figlio Filippo che governava i Paesi
Bassi. Soprattutto in occasione del conflitto scoppiato con Enrico
II di Francia, nel quale Carlo, dal suo eremo di Yuste e con l'aiuto
della Spagna, riuscì a riorganizzare l'esercito di Filippo il quale
ottenne una schiacciante vittoria sui francesi a San Quintino il 10
agosto 1557. Va ricordato che il comandante in capo dell'esercito di
Filippo II era il Duca Emanuele Filiberto di Savoia, detto "Testa di
Ferro".
Il 28 febbraio del 1558, i Principi tedeschi, riuniti nella Dieta di
Francoforte, presero atto delle dimissioni dal titolo di Imperatore
che Carlo V aveva presentato due anni prima e riconobbero in
Ferdinando il nuovo Imperatore. Carlo usciva definitivamente dalla
scena politica.
Il 18 febbraio 1558 morì la sorella Eleonora. Carlo, presago che la
sua vita terrena volgeva ormai al termine, accentuò ancor più il suo
carattere ascetico, assorto sempre più nella penitenza e nella
mortificazione. Ciò nonostante non disdegnava i piaceri della buona
tavola, cui si lasciava andare, nonostante fosse afflitto da gotta e
diabete, e sordo ai consigli dei medici che lo spingevano ad una
dieta meno ricca.
Nel corso dell'estate la sua salute diede segni di peggioramento che
si manifestarono con febbri sempre più frequenti che lo
costringevano spesso a letto, dal quale poteva assistere ai riti
religiosi attraverso una finestra che aveva fatto aprire in una
parete della sua camera da letto e che prospettava direttamente
nella Chiesa.
Il 19 di settembre chiese l'estrema unzione, dopo di che si sentì
rianimato e la sua salute manifestò qualche segno di ripresa. Il
giorno successivo, stranamente, quasi avesse avuto un presentimento,
chiese ed ottenne l'estrema unzione per la seconda volta.
Morì il 21 settembre 1558, probabilmente di malaria, dopo tre
settimane di agonia. Le cronache riferirono che, approssimandosi il
momento del trapasso, Carlo, stringendo al petto un crocefisso ed
esprimendosi in lingua spagnola, abbia esclamato: "Ya, voy, Señor"
(Sto venendo Signore). Dopo una breve pausa, urlando, abbia
esclamato ancora: "¡Ay Jesus!" ed esalò l'ultimo respiro. Erano le
due del mattino.
Il suo corpo fu immediatamente imbalsamato e sepolto sotto l'altare
della piccola Chiesa di Yuste. Sedici anni dopo, la sua salma fu
traslata dal figlio Filippo nel monastero di San Lorenzo,
all'interno del grande palazzo dell'Escorial che lo stesso Filippo
aveva fatto costruire sulle colline a Nord di Madrid, e destinato a
luogo di sepoltura di tutti i sovrani Asburgo di Spagna.
(Fonte Wikipedia) |
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